La relatività della bellezza: per loro erano brutti

In questo articolo non voglio parlarti di scrittura o di progettazione narrativa, ma di quanto sia relativo il concetto di bellezza. Quante volte esprimiamo giudizi trancianti e secchi, privi di logica e riflessione, frutto solo del momento, dello stato d’animo, dell’invidia, della nostra presunta inflessibilità?

editor romanzi stefania crepaldi

Nei secoli centinaia di quelle che ora definiamo opere d’arte sono state ridicolizzate, derise, stroncate, criticate; a volte per una ristrettezza di vedute, altre per una presa di posizione sterile di chi non ama il cambiamento in nessuna delle sue forme.

Anche l’ambito della scrittura ha avuto le sue belle perle, pronunciate e scritte dai migliori critici, da quelli che si sentivano in diritto – ma soprattutto in dovere – di mettere in guardia il mondo dalla nefandezza, dalla novità che travia e devia dalla classicità.

La scrittura è un’attività in continua fase evolutiva. Le nuove tecniche, i rischi che molti scrittori si assumono, oggi sembrano giganteschi errori, e domani saranno inneggiati come avanguardia.

Con questo non voglio consigliarti di pubblicare un romanzo pieno di errori ortografici e grammaticali, brutalizzando la nostra amata lingua; un romanzo privo di sostanza, studio o dedizione. No. Voglio aiutarti a trovare il coraggio di superare le stroncature, i rifiuti e le critiche più pesanti.

I rifiuti e le sconfitte devono essere uno stimolo per migliorarti; devono essere motivo di perseveranza e non devono toglierti l’entusiasmo di arrivare a scrivere un romanzo che sappia entusiasmare i lettori, o che li scandalizzi, innescando la miccia del cambiamento.

La scrittura è una miscela di tecnica e stile. La prima serve a maturare gli strumenti lessicali che ti permettono di migliorare la composizione; il secondo serve a sconvolgere ciò che è stato scritto fino ad ora, a imboccare nuove vie, a scuotere le coscienze di chi ti leggerà.

 

Per loro erano brutti


Di seguito trovi una incredibile raccolta di stroncature che esperti dell’epoca hanno fatto nei confronti di opere artistiche che noi, oggi, consideriamo indiscutibili capolavori.

La lista che stai per leggere è presa dal libro Storia della bruttezza, a cura di Umberto Eco. La trovi a pagina 393.

 

– Le composizioni di Johann Sebastian Bach sono totalmente prive di bellezza, di armonia e, soprattutto, di chiarezza. (Johann Adolph Scheibe, Der critische Musikus, 1737);

– Un’orgia di frastuono e di volgarità. (Louis Spohr per la prima esecuzione della Quinta di Beethoven);

– Se Chopin avesse sottoposto le sue musiche al giudizio di un esperto, questi le avrebbe stracciate… comunque vorrei farlo io. (Ludwig Rellstab, Iris im Gebiete der Tonkunst, 1833);

– Il Rigoletto è carente sul piano melodico. Quest’opera non ha nessuna possibilità d’inserirsi nel repertorio. (Gazette Musicale de Paris, 1853);

– Ho studiato a lungo la musica di quel furfante. Brahms è un bastardo privo di qualità. (Caikovskij nel suo Diario);

– Fra cent’anni Les fleurs du mal verranno ricordati solo come una curiosità. (Emile Zola, in occasione della morte di Baudelaire);

– Avrà avuto anche le doti di un grande pittore, ma gli è mancata la volontà di diventarlo. (Emile Zola su Cezanne);

– È l’opera di un pazzo. (Ambroise Vollard nel 1907 su Les Demoiselles d’Avignon di Picasso);

– Sarò forse duro di comprendonio, ma non riesco proprio a capacitarmi del fatto che un signore possa impiegare trenta pagine per descrivere come si giri e rigiri nel letto prima di prendere sonno. (Rapporto di lettura per la Recherche di Prust);

– Signore, avete seppellito il vostro romanzo in un cumulo di dettagli che sono ben disegnati ma del tutto superflui. (Lettera di un editore a Flaubert, per Madame Bovary);

– Nei suoi romanzi non c’è niente che riveli particolari doti immaginative, né la trama, né i personaggi. Balzac non occuperà mai un posto di rilievo nella letteratura francese. (Eugène Poitou, Revue des deux mondes, 1856);

– In Cime tempestose i difetti di Jane Eyre [della sorella Charlotte] vengono moltiplicati per mille. A pensarci bene, l’unica consolazione che ci resterà è il pensiero che il romanzo non diventerà mai popolare. (James Lorimer, North British Review, su Emily Brontë, 1849);

– L’incoerenza e la mancanza di forme delle sue poesiole – non saprei definirle altrimenti – sono spaventose (Thomas Bailey Aldrich, The Atlantic Monthly, su Emily Dickinson, 1982);

– Walt Withman ha lo stesso rapporto con l’arte che un maiale con la matematica (The London Critic, 1855);

– Poco interessante per il lettore comune e non abbastanza approfondito per il lettore scientifico (Rapporto di lettura su H.G. Wells, La macchina del tempo, 1895);

– La storia non arriva a una conclusione. Né il carattere né la carriera del protagonista sembrano arrivare a un punto che giustifichi il finale. In breve, mi pare che la storia non concluda. (Rapporto di lettura su Francis Scott Fitzgerald, Al di qua del paradiso, 1920);

– Dio mio, dio mio, non possiamo pubblicarlo. Finiamo tutti in prigione. (Rapporto di lettura su Faulkner, Santuario, 1931);

– Impossibile vendere storie di animali negli USA. (Rapporto di lettura su George Orwell, La fattoria degli animali, 1945);

– Questa ragazza non sembra avere una speciale percezione, ovvero il sentimento di come si possa portare questo libro al di sopra di un livello di semplice curiosità. (Rapporto di lettura sul Diario di Anna Frank, 1952);

– Dovrebbe essere raccontato a uno psicoanalista, e probabilmente è stato fatto, ed è stato trasformato in un romanzo che contiene alcuni passi di bella scrittura, ma è eccessivamente nauseante… Raccomando di seppellirlo per mille anni. (Rapporto di lettura su Nabokov, Lolita, 1955);

– I Buddenbrook non sono altro che due volumoni in cui l’autore racconta storie insignificanti in uno stile insignificante. (Eduard Engel, su I Buddenbrook di Thomas Mann, 1901);

– Ho appena terminato di leggere lo Ulysess e lo giudico un insuccesso… È prolisso e sgradevole. È un testo rozzo, non solo in senso oggettivo ma anche dal punto di vista letterario. (Dal diario di Virginia Wolf);

– Quel ragazzo non ha il minimo talento (Manet a Monet su Renoir);

– Nessun film sulla guerra civile ha reso un soldo. (Irving Thalberg della Metro, sconsigliando di acquistare i diritti di Via col vento);

Via col vento sarà il fiasco più clamoroso della storia di Hollywood. Sono proprio contento che nei guai sarà Clarke Gable e non Gary Cooper. (Gary Cooper, dopo aver rifiutato il ruolo di Rhelt Butler);

– Che me ne faccio di un tipo con delle orecchie simili? (Jack Warner dopo un provino di Clarke Gable, 1930);

– Non sa recitare, non sa cantare ed è calvo. Se la cava un po’ con la danza. (dirigente della Metro, dopo un provino di Fred Astaire, 1928);

Un consiglio spassionato per il futuro. Non fidarti. Ascolta tutti, ma fidati solo del tuo istinto.

 

 

Se hai terminato da poco di scrivere il tuo romanzo o hai intenzione a breve di scriverne uno nuovo, ti invito a scaricare i due report tecnici gratuiti che ho preparato per te. Troverai tanti consigli utili per migliorare oggi stesso la tua scrittura. 

Ti auguro di raggiungere il successo letterario che meriti,

Stefania

 

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