Analisi tecnica: La famiglia prima di tutto di Sophie Kinsella

Da oggi inizia una nuova rubrica, che si chiama Cosa mi consigli di leggere per, pensata soprattutto per chi desidera diventare uno scrittore o una scrittrice di professione.

Spesso mi arrivano singole e-mail, commenti e chat private per avere dei consigli di lettura mirati per migliorare lo stile, la composizione, il ritmo narrativo.

Mi ritrovo a rispondere ad ogni persona con consigli diversi, pescando nel mio database e frugando nella memoria, per suggerire le migliori letture, quelle più calzanti e idonee per imparare delle tecniche narrative peculiari da chi le ha già messe in pratica con estremo successo e vive di scrittura.

Nel tempo mi sono detta: Perché non creare una sezione del mio blog dedicata a questa esigenza?

A cadenza regolare segnalerò dunque una serie di romanzi belli da leggere, godibili e interessanti; ma soprattutto utili nella loro struttura e in chiave tecnica, per aiutare chi vuole colmare alcune lacune o non ha le idee chiare su come utilizzare alcune nozioni che conosce solo in teoria, e che non ha mai visto applicare nella pratica.

Iniziamo la rubrica con una scrittrice che è sempre una garanzia, e che offre molti spunti interessanti ad ogni sua nuova pubblicazione. Il romanzo di cui ti voglio parlare si intitola La famiglia prima di tutto, di Sophie Kinsella.

cosa mi consigli di leggere per

Appartiene al genere narrativa contemporanea, e non prettamente al romance, anche se viene dato ampio spazio alla vita sentimentale della protagonista.

Questa lettura è però molto adatta anche a chi sogna di scrivere – o sta già scrivendo – un romanzo rosa, perché Sophie Kinsella è riuscita a partire dai romance per poi arrivare alla produzione di narrativa, fondendo alla perfezione note romantiche e romanzo di formazione.

 

Perché leggere questo romanzo


I tre elementi narrativi per cui ti consiglio di leggere questo romanzo sono:

 

La caratterizzazione della protagonista

Fixie Farr è il nome della protagonista della storia. In realtà Fixie non è il suo vero nome, ma è un nome parlante, perché la giovane donna ha una caratteristica peculiare: non riesce a lasciar perdere, non riesce a non aggiustare tutto (Fixie, che ricorda il verbo “fissare, aggiustare” in italiano).

L’autrice ci presenta subito questa mania della protagonista, quasi un disturbo ossessivo compulsivo nell’incipit stesso del romanzo:

Il punto è che non riesco proprio a lasciar correre. Le cose fuori posto non mi danno pace. Le devo sistemare per forza. Qui e ora. Non per niente mi chiamano Fixie.

Una fissazione, quella della protagonista, declinata anche in modo fisico.

Infatti la Kinsella non si limita a comunicarlo con le parole del personaggio, ma decide di farcelo vedere, perché sappiamo che in narrativa le cose mostrate funzionano meglio di quelle raccontate.

Quando Fixie nota qualcosa che non va, qualcosa che va aggiustato, ecco cosa succede:

I miei occhi tornano sempre lì. Le mie dita fanno quella cosa che fanno sempre quando muoio dalla voglia di sistemare qualcosa, quando c’è una situazione qualunque che mi fa ammattire. Tamburellano febbrilmente. E i miei piedi fanno una serie di strani passetti: avanti-di lato-indietro, avanti-di lato-indietro.

Questa caratterizzazione originale, che viene mostrata al lettore ogni qual volta Fixie affronta una situazione da aggiustare, che sia nella sua vita privata o in quella di chi le sta attorno, è fondamentale per definire la funzionalità della trama, che ruota tutta attorno a questa debolezza della protagonista, a questo suo conflitto interiore.

 

La struttura

Chi pensa che la trama di un romanzo sia farina del sacco della creatività e dell’improvvisazione, non ha davvero alcuna nozione di narratologia.

Sophie Kinsella, che conosce alla perfezione le necessità dei suoi lettori, in questo romanzo declina in modo magistrale lo schema universale del Viaggio dell’eroe, di cui ho diffusamente parlato nel mio corso Progettazione su Misura e in questo articolo.

La grande bravura di chi utilizza le strutture universali con intelligenza è riuscire a far dimenticare al lettore che sta seguendo uno schema, rendendo la narrazione avvincente e unica.

Ad una lettura più attenta, però, le dodici tappe del viaggio dell’eroe emergono con chiarezza, e sono identificabili con le peripezie, gli alti e i bassi di questa storia.

Imparare a maneggiare le strutture universali delle storie aumenta esponenzialmente la tua capacità di parlare a un ampio pubblico di lettori, riuscendo a risvegliare la loro empatia.

 

Il mondo narrativo

Il punto non è solo ambientare il romanzo da qualche parte.

Non basta segnalare al lettore siamo qui in questo preciso anno.

Il mondo narrativo, perché funzioni davvero, necessita di una lavorazione minuziosa, di un rapporto diretto con i personaggi che lo popolano e che si muovono al suo interno.

Lo sa bene la nostra autrice, che sceglie di ambientare questa storia non in tutta Londra, che è un’enorme metropoli, ma in una zona precisa – Acton – dove Fixie assieme agli altri membri della famiglia gestisce un negozio di articoli per la casa.

Una zona di Londra altamente rappresentata dai personaggi che popolano il negozio.

Londra è talmente grande e piena di sfaccettature diverse, da dover essere affrontata un pezzo alla volta, anche solo per rendere verosimili gli spostamenti con i mezzi pubblici o a piedi dei personaggi.

Moltissime volte leggo romanzi di esordienti dove lo scrittore di turno inserisce dei luoghi della metropoli distantissimi tra loro, e li fa raggiungere in pochi minuti, in maniera indiscriminata ai personaggi, creando delle incongruenze enormi, delle leggerezze che il lettore esperto nota subito.

A volte stringere l’area di riferimento del mondo narrativo è la soluzione migliore, perché ti permette di concentrarti sui dettagli. E sono i dettagli narrativi a fare la differenza quando si scrive.

Ecco dunque i tre motivi per cui leggere il romanzo di Sophie Kinsella, La famiglia prima di tutto.

Se pensi di aver bisogno di rafforzare la caratterizzazione del tuo protagonista, di migliorare la struttura del romanzo, o di approfondire la resa del mondo narrativo, questo è il romanzo che fa per te.

Buona lettura!

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Ti auguro di raggiungere il successo letterario che meriti,

Stefania Crepaldi