La storia di Luca Scopitteri: «Ho migliorato la mia scrittura con studio, impegno e metodo.»

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Luca Scopitteri è stato uno dei primi autori che ha dato piena fiducia all’agenzia Editor Romanzi, dunque ci conosciamo da molti anni. Una delle caratteristiche di Luca che apprezziamo veramente tanto è la sua tenacia, la voglia di mettersi continuamente in gioco cercando di alzare sempre più l’asticella, nonostante il suo tempo sia diviso tra un lavoro imprenditoriale e due splendidi bambini. Luca ha studiato anche in LabScrittore Suite, la nostra scuola online per romanzieri.

Luca Scopitteri

Luca, ben trovato e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

Grazie a voi, è un piacere.

Iniziamo subito con la prima domanda. Puoi presentarti ai lettori del nostro blog e spiegare cosa ti ha spinto a iniziare a scrivere il tuo primo romanzo?

Sono sempre stato attratto dall’abilità degli scrittori di inventare storie, creare personaggi e ambientazioni, dare vita a mondi nei quali il lettore è il vero protagonista. Con queste premesse, unite a una fantasia che mi ha sempre accompagnato, mi sono avvicinato alla scrittura con titubanza, quasi stessi profanando un luogo sacro. Ma il desiderio di realizzare qualcosa è stato più forte.

Un bel giorno hai conosciuto Stefania Crepaldi. Cosa ti ha spinto a interfacciarti con Stefania la prima volta e perché hai scelto proprio lei in mezzo a un mare magnum di editor freelance? Quali erano i dubbi, i problemi o le perplessità che ti ronzavano nella testa?

Quando ho avuto il coraggio di mettermi in gioco, l’ho fatto in punta di piedi. A quel tempo, parlo di sette anni fa, non avevo idea di cosa significasse scrivere sul serio. Pensavo fosse sufficiente avere una buona idea. Per fortuna all’epoca ero già un accanito lettore. Così, ultimato il romanzo, mi sono reso conto che mancava qualcosa ma non avevo gli strumenti per comprendere cosa. Il destino, il caso o chiamalo come vuoi, mi ha portato sulla pagina di Stefania. Anche lei aveva iniziato da poco il suo percorso scegliendo una strada coraggiosa. Pur con scetticismo le ho chiesto una scheda di valutazione. Sono convinto che, in mezzo all’oceano di scelte giuste e sbagliate prese in questi anni, quella sia stata la più importante. Grazie alla scheda e alle telefonate successive, ho compreso gli errori nel mio lavoro e, cosa ancora più importante, che potevano essere risolti con studio, impegno e metodo.

Come lo sguardo di Stefania ti ha aiutato a migliorare il romanzo?

Il mio secondo romanzo è frutto della stretta collaborazione e editing con Stefania. Ricordo benissimo quel periodo, il blocco di quattro capitoli che inviavo e l’attesa nel riceverli con le sue annotazioni. Piano piano i suggerimenti e consigli sono diventati un elemento di studio e la qualità della scrittura è migliorata con l’avanzare del romanzo. Quando il libro è stato ultimato, non è un caso che sia stato accettato da una casa editrice eppure… mancava ancora qualcosa.

Nel tuo ultimo romanzo, Gioca con me, hai indubbiamente alzato l’asticella. Come dicevamo in apertura, una cosa che apprezziamo molto di te e che ogni volta ti metti in gioco con sempre maggiore tenacia. Ci racconti questa volta da dove è nata l’idea del romanzo e come hai lavorato per arrivare all’opera che oggi troviamo in libreria?

Gioca con me è nato da un racconto che ho presentato a un concorso e con cui ho vinto il primo premio. L’idea di partenza era buona e si prestava a rispondere ad altre domande: dove ha avuto origine tutto? Cos’è accaduto dopo? Perché proprio a loro? Scriverlo è stato lo step successivo nel mio personale percorso formativo. Se la qualità della scrittura era migliorata, mancava la cosa più importante: la progettazione narrativa. Ampliare il racconto e farlo diventare un romanzo è stato semplice, ma solo dopo un’attenta organizzazione e molte ricerche.

Il tuo romanzo si collega in qualche modo ai precedenti o è auto-conclusivo?

Gioca con me non è collegato ai primi due. Ho dovuto allontanarmi, per il momento, dalla conclusione della trilogia nata con “Il creatore di sogni” e proseguita con “Il creatore di ombre”. Quello è un progetto che voglio riprendere dall’inizio e strutturarlo come merita e come ho imparato a fare. Gioca con me è auto-conclusivo anche se molti lettori mi hanno fatto le domande: “E dopo? Come proseguono le vite dei protagonisti?”. Rispondo che sta alla loro fantasia immaginare un futuro ai personaggi a cui si sono affezionati, perché io ne so quanto loro. Per carità, non escludo nulla per il futuro, ma ho troppi progetti narrativi per ritornare, almeno per il momento, a un sequel di Gioca con me.

L’opera è stata pubblicata da Morellini editore. Come hai conosciuto questa casa editrice e cosa (se si può dire) li ha spinti a selezionarti in mezzo a tanti?

Nel 2020 ho presentato un racconto a un concorso, il “Premio Internazionale Lago Gerundo”, vincendo il primo premio. In quell’occasione l’editore che presiedeva la giuria è rimasto colpito dal lavoro e mi ha fatto capire che la storia aveva altro da dire. Un paio di anni dopo ho preso coraggio e ho scritto una e-mail direttamente alla sua casella di posta – conservata gelosamente fin dai tempi del concorso. Mauro Morellini si ricordava ancora molto bene del racconto ed è rimasto incuriosito dalla mia idea. Gli ho mandato il romanzo e, un mese dopo, avevo la bozza di contratto tra le mani.

Qual è secondo te l’elemento di originalità del tuo romanzo? E perché i lettori dovrebbero leggere il prima possibile questa bellissima storia?

Il romanzo è un thriller che viaggia per tutta la narrazione sulla sottile linea che divide scienza e natura, realtà e soprannaturale. È un viaggio che il protagonista deve compiere per svelare il mistero che ha travolto lui e la sua fidanzata, un viaggio che ha origine nell’Italia rurale degli anni Sessanta. Credo che, se un lettore ha il piacere di leggere un romanzo carico di mistero, con una buona tensione e un segreto da risolvere, possa fare al caso suo. Mi sono divertito a proporre una storia che soddisfi chi vuole una soluzione aperta al fascino del soprannaturale, ma anche adatta alle menti più razionali.

Come fai a “incastrare” la scrittura nei mille impegni quotidiani?

Mi viene da dire: fingendo di non essere stanco. Cerco di dedicare un paio d’ore quasi tutte le sere al “mondo scrittura”, dopo aver messo i bambini a letto; un po’ di più nelle giornate di sabato e domenica. Tuttavia, negli ultimi mesi, si stanno aprendo delle prospettive inattese nel mondo che più amo e questo richiede più tempo da dedicare. Per cui mi sto ritagliando un paio d’ore anche la mattina andando un po’ più tardi al lavoro. Certo, oggi posso permettermelo, ma per arrivarci ho dovuto lottare davvero tanto.

Tre motivi che ti spingono a proseguire con la tua attività di scrittore di romanzi.

Scrivere è una passione e una necessità, è la naturale valvola di sfogo alla mia fantasia. Se non scrivo per qualche giorno – che si tratti di storie brevi o di semplici post sui social – sento che mi manca qualcosa, come un parente stretto che si allontana per troppo tempo. Il secondo motivo è il riscontro dei lettori, leggere i loro commenti e domande, vedere quanto si sono affezionati ai personaggi. Sapere che “raggiungo” il lettore, riuscire a offrire qualche ora di svago e di riflessione, mi ripaga di tutto. Per ultimo, scrivere è una sfida contro me stesso, la voglia di dire che ce l’ho fatta! La strada è ancora lunga e, per uno incapace di dire: “Sono arrivato”, è un rettilineo senza fine. Per fortuna si tratta di una strada che mi piace percorrere… e i primi passi sono già stati fatti.

Grazie Luca per la tua disponibilità e in bocca al lupo per i tuoi prossimi obiettivi editoriali!

Anche tu vuoi pubblicare con soddisfazione il tuo romanzo? Allena la tua scrittura con Stefania Crepaldi, unisciti a noi in LabScrittore Suite ⬇️