Trama narrativa: come farla funzionare

Vuoi creare una trama narrativa che stimoli l’effetto magnete? Una delle caratteristiche fondamentali dei romanzi è la trama: la storia che vuoi raccontare.

Una trama narrativa che funziona deve essere costruita su linee portanti solide e ben strutturate.

Per fare questo devi conoscere, padroneggiare e modellare su misura per il tuo stile due concetti fondamentali, di cui parla anche Umberto Eco in Sei passeggiate nei boschi narrativi.

In questo articolo ti spiegherò quali sono, perché sono importanti e farcirò il tutto, come al solito, con esempi e suggerimenti pratici che potrai sperimentare fin da subito in piena autonomia.

trama narrativa

Uno degli errori più frequenti che ho riscontrato leggendo romanzi di scrittori esordienti risiede proprio nella trama narrativa. Le storie raccontate sono piatte, asciutte, prive di quegli ingranaggi che creano l’effetto magnete e che tengono il lettore incollato al romanzo fino all’ultima pagina.

Prima di arrivare a illustrarti quali sono i due concetti chiave voglio spiegarti perché è così importante organizzare una trama narrativa in modo che funzioni agli occhi del lettore. E come anche una storia apparentemente banale, se sistemata nel modo giusto, possa risultare avvincente e accattivante.

Spesso il vero problema nelle storie raccontate dagli scrittori esordienti non è tanto la vicenda in sé, ma come viene organizzata e raccontata. Infatti molte volte ricevo email da scrittrici e scrittori che sono stati rifiutati dalle case editrici di turno, perché avevano costruito una trama narrativa debole e di conseguenza la narrazione non raggiungeva gli effetti sperati.

L’esempio emblematico di una trama narrativa apparentemente banale, diventata con le giuste accortezze straordinaria, è quella narrata nel racconto di Francis Scott Fitzgerald, Il curioso caso di Benjamin Button.

Se ci rifletti un attimo, lo scrittore non ha fatto altro che raccontare la storia di una vita vissuta intensamente, ma senza particolari colpi di scena. Come sarebbe stato il racconto se Benjamin fosse nato e invecchiato normalmente? Piatta. Non particolarmente degna di essere raccontata.

Quale è stato il colpo di genio dello scrittore? Partire dalla realtà dei fatti e capovolgerli. Ha messo all’inizio della domanda di partenza l’indispensabile E se…? E se facessi nascere Benjamin già vecchio? Che vita avrebbe?

Ecco che una storia ordinaria, quella di una nascita tra milioni nel mondo, diventa straordinaria.

Rovesciare la prospettiva in questo caso è servito a creare una trama narrativa carica di tensione che spinge il lettore a continuare fino alla fine. Questo esempio ti fa capire come a volte non è tanto cosa scrivi ma come lo scrivi che fa la differenza.

Per arrivare a organizzare una trama narrativa che funziona davvero, come ti dicevo all’inizio, è necessario maneggiare con criterio due concetti: giocando sulla loro combinazione potrai ottenere una storia indimenticabile come quella di Fitzgerald.

I due concetti sono: la fabula e l’intreccio.


FABULA

Che cos’è la fabula? La fabula non è altro che la successione cronologica degli avvenimenti che vanno a comporre la trama narrativa della tua storia.

Se ti è capitato di leggere da qualche parte che l’esempio di fabula per eccellenza è Cappuccetto Rosso (o una qualsiasi altra fiaba) sappi che è proprio così. Le fiabe di solito raccontano gli eventi della trama narrativa nel preciso ordine in cui gli eventi accadono. Seguono uno schema classico, una cronologia lineare, con il colpo di scena finale.  

Una delle tecniche migliori per scrivere una trama narrativa efficace, che appassioni il lettore e crei l’effetto magnete, è avere ben chiaro nella mente lo svolgimento della storia.

Questa è un’operazione che devi compiere in fase di progettazione e non dopo aver scritto le prime cinquanta cartelle.

Un ottimo esercizio che puoi fare mentre progetti il tuo romanzo è proprio scrivere la fabula della tua storia: la successione degli eventi così come dovrebbero accadere. Segui una cronologia semplice, lineare. Una cronaca sterile fatto dopo fatto.

Preparare la fabula ti permetterà di ancorare il tuo romanzo, costruire le fondamenta della narrazione e sviluppare una prima bozza schematica.

Questo metodo è ideale soprattutto quando ti senti sopraffatto dal blocco da pagina bianca, quando ti senti preda dell’insicurezza e del senso di fallimento. Io consiglio sempre di fare un bel respiro e senza fretta pianificare tutta la storia dall’inizio alla fine.

Puoi affidarti alle mappe mentali o a una semplice lista dove segnare tutte le fasi della storia che andrai a raccontare. Poi, una volta sviluppati i personaggi, procedi alla stesura della fabula. Lo scopo è quello di avere chiara nella mente ogni singola decisione dei tuoi personaggi e ogni singola azione che devono compiere.  

Puoi usare bacheche digitali oppure seguire il metodo che non delude mai: carta e penna.

Una volta scritta la fabula, sarai pronto per passare alla sperimentazione del secondo concetto chiave.


INTRECCIO

Abbiamo visto cos’è e come si organizza una fabula. Una trama narrativa ben strutturata però deve avere un conflitto trainante e colpi di scena che tengano viva l’attenzione del lettore.

L’intreccio è un potente strumento narrativo capace di creare questi effetti in modo molto efficace.

L’ordine della fabula viene sconvolto dall’intreccio e questo apparente disordine comporta un cambiamento nella percezione complessiva della tua storia.

 Se avrai chiara la successione cronologica degli eventi, sarà molto più semplice modificare l’ordine della narrazione, andando a celare al momento opportuno alcuni avvenimenti che andrai a svelare più avanti.

Questo è il metodo che utilizzano la maggior parte dei grandi scrittori di romanzi.

Mostrare al momento giusto fa un’enorme differenza. Saper manovrare abilmente l’intreccio della trama narrativa e portare il lettore a esplorare la tua storia seguendo le tue regole è esattamente il fine ultimo della scrittura narrativa.

Se pensi a un buon giallo o a un buon noir capirai ancora meglio cosa voglio dire.

La scena immancabile del ritrovamento del corpo può essere messa in molti punti del romanzo dando effetti diversi alla storia.

Pensa alla produzione giallistica più classica. Le regole che seguiva Agatha Christie, ad esempio, sono state sovvertite nel tempo da altri grandi maestri del genere senza perdere di un grammo la bellezza e la tecnicità della narrazione.

In Dieci piccoli indiani, e anche in molte altre produzioni della scrittrice, la scena del ritrovamento del corpo della vittima (o delle vittime) è una delle prime del romanzo, in qualche modo dà il via all’intreccio. Da lì partono le indagini correlate fino al raggiungimento della soluzione del caso e al racconto del pregresso: a come l’assassino sia arrivato ad uccidere.

In questi ultimi anni invece gli scrittori hanno cambiato tendenza. La scena del ritrovamento del corpo non è più la scena madre del romanzo. Sono stati scritti interi gialli e noir solo facendo annusare l’odore della morte al lettore, senza mai mostrarla né descriverla fisicamente.

Un autore bravissimo a fare questo è Giampaolo Simi, vincitore del Premio Scerbanenco 2015.

Cosa resta di noi, il suo ultimo romanzo, è un esempio concreto di come sia possibile realizzare una trama narrativa con un forte intreccio narrativo che sveli solo a piccole dosi gli eventi della storia. Simi gioca sempre sulla posizione degli eventi e ogni volta sorprende sovvertendo l’intreccio tradizionale e cambiando lo schema narrativo.

Come ci riesce?

Ti dico la mia: conosce benissimo la sua fabula e l’ha definita nei minimi dettagli. Non improvvisa. Questo gli permette di modificare e spostare gli eventi come meglio crede. Ogni romanzo segue uno schema diverso. Anche la maestranza nell’ordinare e riordinare la storia, determina uno stile narrativo unico e inconfondibile.

Questo ti dovrebbe far capire una cosa molto importante: l’intreccio è fondamentale, ma la fabula muove i fili dell’architettura narrativa. I due metodi di intreccio, quello alla Christie e quello alla Simi, sono due metodi scaturiti dall’avere piena dimestichezza del genere letterario scelto, dell’uso della fabula e dell’uso dell’intreccio.

Qual è la formula di intreccio che funziona meglio? Tutte e nessuna.

Devi capire quella che più si addice a creare una trama narrativa su misura per il tuo stile.

Un altro esempio di intreccio efficace e insolito è quello messo in campo da Kate Atkinson in Vita dopo vita. Un romanzo impeccabile per capire appieno il meccanismo fabula/intreccio.

L’autrice parte da un’Idea Prima semplice e costruisce un romanzo favoloso sulle possibilità che la vita ci offre o ci nega. E lo fa sfruttando appieno il concetto di fabula.

Ursula, la protagonista, viene fatta nascere e morire più e più volte. Ogni vita sarà diversa dalla precedente, ma tutte vengono narrate secondo la cronologia corretta dello svolgersi dei fatti.

In apertura e in chiusura l’autrice dimostra di possedere una tecnica di scrittura straordinaria accennando un intreccio lieve che trasforma il romanzo da incredibile a inimitabile.

Un altro maestro dell’intreccio è un autore italiano di romanzi storici: Marco Buticchi.

Ricordo che da ragazzina mi immersi ne La nave d’oro e lo finii nel giro di due ore: un capolavoro. Una delle firme dello stile di Buticchi è il sapiente intreccio di tre o quattro fabule apparentemente slegate tra loro che vanno a convergere in un finale strepitoso, dove tutto si incastra alla perfezione.

Nel nostro caso, Buticchi narra tre vicende di tre epoche diverse (romana, medievale, contemporanea) portando avanti un tassello di ogni singola fabula capitolo dopo capitolo.

Alla fine del romanzo, il colpo di scena ottenuto grazie ad un intreccio formidabile, farà comprendere cosa accomuna queste tre vicende. Non so per certo come Buticchi progetti i suoi romanzi, posso tuttavia darti una mia interpretazione.

Se hai voglia di imbarcarti in un progetto tanto ambizioso ti suggerisco di creare tre fabule distinte. Una volta che avrai le idee chiare su come si svolgono i fatti per ciascuna fabula e quali sono i punti in comune, potrai giocare a mescolare le carte e, grazie all’intreccio, stravolgere l’ordine dei fatti per creare una storia avvincente.

Non è semplice e dovrai stare molto attento a fare convergere in modo coerente e verosimile tutte e tre le storie nel gran finale.

L’ultimo consiglio di lettura che ti voglio dare per trovare la giusta ispirazione e capire come poter sperimentare l’intreccio nella tua storia, è un altro romanzo recente, caso editoriale rimasto in classifica per settimane: La ragazza del treno, di Paula Hawkins.

Rachel, la protagonista del romanzo è anche la narratrice della storia. Peccato che Rachel sia per la società una fallita, un’ubriacona patologica che scivola e riscivola nello stesso vizio.

La Hawkins riesce a scrivere un romanzo assecondando il vizio della sua protagonista: la narrazione procede in maniera lucida in alcuni punti e in maniera del tutto sconnessa in altri, come se gli ubriachi fossero i lettori.

La fabula del romanzo segue una cronologia tradizionale, lineare. Quello che è davvero originale è che l’intreccio è stato studiato sulla personalità della protagonista, l’ubriacona. Di conseguenza, Rachel ricostruisce le dinamiche di un omicidio attraverso l’intrecciarsi dei suoi pensieri sconnessi. Sta al lettore non farsi fuorviare e restare lucido fino allo scioglimento finale.

Detto in parole più semplici: l’autrice ha utilizzato lo stato di ubriachezza della protagonista per creare e legittimare l’intreccio della narrazione. In questo caso, a differenza di Simi e Buticchi, l’intreccio non gioca tanto sugli eventi, bensì sul come vengono raccontati questi eventi. In questo modo la tensione del lettore rimane alta fino alla fine, perché egli stesso diventa un investigatore e cerca di farsi largo tra i deliri e le amnesie della protagonista per risolvere il caso.

Questi sono cinque esempi da cui puoi prendere spunto per far funzionare la trama narrativa della tua storia e creare l’effetto magnete. Umberto Eco ci insegna che l’intreccio non è indispensabile come la fabula. Riuscire a padroneggiarlo è complicato e non sempre ci si arriva con la prima fatica letteraria.

Prima di salutarti voglio ricordarti un’ultima cosa.

Una volta studiata la migliore combinazione fabula/intreccio avrai sistemato l’architettura narrativa, ora dovrai impostare il discorso narrativo, cioè dovrai scegliere il giusto linguaggio per comunicare la tua storia al lettore.

“In un testo narrativo l’intreccio può mancare, ma fabula e discorso no.”

– Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi

Il discorso narrativo è quell’insieme di tecniche e abilità che determinano il tuo stile linguistico. Più questo sarà unico, distinguibile e inconfondibile, più saranno elevate le possibilità di farti notare e apprezzare da lettori ed editori.


RICAPITOLO

Questa è la sequenza che puoi usare fin da subito per fare funzionare la trama narrativa dei tuoi romanzi in piena autonomia:

  1. segna le fasi della storia;
  2. sviluppa i personaggi;
  3. scrivi la fabula;
  4. chiediti se è il caso di intrecciare la trama narrativa per esaltarla;
  5. sperimenta e trova la giusta formula di intreccio;
  6. pensa a un tipo di discorso narrativo originale e adeguato a trasmettere il messaggio della storia che vuoi raccontare.

Mi auguro che questi consigli possano davvero esserti di aiuto. 

Se vuoi capire come adattare questi consigli tecnici al tuo romanzo leggi Progettazione su Misura

Ti auguro di raggiungere il successo letterario che meriti,

Stefania

*Immagine di copertina: Wikipedia Commons, Arpad Schmidhammer, Rotkäppchen, Verlag Josef Scholz, Mainz ca 1910. (Das Deutsche Bilderbuch Nr. 4).