24 romanzi da leggere nel 2022

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In questo articolo scoprirai 24 romanzi da leggere nel 2022, se non li hai mai letti prima. Sono romanzi che mi hanno cambiato la vita e mi hanno aiutata – come persona, come editor di romanzi e come lettrice – a uscire dai momenti bui o a scoprire aspetti della vita che prima non avevo mai preso in considerazione.

24 romanzi da leggere nel 2022

Fin da quando ho iniziato a leggere per nascondermi al mondo e allontanare l’odio che spesso risvegliavo nel prossimo, a causa delle mie capacità scolastiche e della mia spiccata retorica – che solo adesso riconosco come doni, come talenti da difendere – ho sempre sospettato di non essere sola, che ci fosse là fuori un mondo di lettori appassionati, che vedeva la lettura come la vedo io, come un rifugio dell’anima. Persone che avrebbero permesso alla mia vita di migliorare sensibilmente attraverso un confronto costruttivo.

Pian piano ho iniziato a pensare che rendere pubblica la mia passione di lettrice, potesse aiutare una persona come me, in difficoltà, ad allontanare il dolore del sentirsi rifiutata perché non uniformata.

Questo dicembre ho lanciato il mio folle e personale calendario dell’avvento: un romanzo al giorno, un romanzo scelto per il ruolo che ha avuto nella mia vita, per quello che mi ha lasciato e che ha suscitato. Ventiquattro romanzi che ho deciso di regalare, uno al giorno, a lettori appassionati.

Regalare questi 24 romanzi per me è stato un piacere immenso. Comprarli, impacchettarli, scrivere un biglietto dedicato e sapere che avranno un ruolo nella vita di perfetti sconosciuti, mi ha riempito di gioia.

Non so se tu li hai già letti o ne hai letto solo qualcuno. In ogni caso ci tengo a condividere con te questa lista di titoli bellissimi che, se non l’hai già fatto, dovresti leggere nel 2022.

Partiamo. Ecco i 24 romanzi da leggere nel 2022.

24 romanzi da leggere nel 2022

#1 Olive Kitteridge

Io e Olive Kitteridge abbiamo incrociato il nostro cammino tre anni e mezzo fa. Avevo scoperto da poco di aspettare Enrico ed ero un concentrato di dubbi, ansia e di felice terrore all’idea che sarei diventata madre per la prima volta.

Non riuscivo a smettere di preoccuparmi per tutto e di tutto. In quel periodo nessun romanzo riusciva a mantenere alta la mia attenzione, nessuno mi concedeva un orizzonte infinito da esplorare. Poi ho preso in prestito questo capolavoro e me ne sono innamorata in poche pagine. L’ho letto una prima volta per assaporarlo da lettrice, e una seconda per studiarlo da editor.

È una lettura straordinaria, il ritratto di una vita narrato in capitoli che hanno la struttura del racconto. Breve nota tecnica: Olive Kitteridge è un romanzo in racconti, una struttura difficilissima da replicare. È un romanzo intenso, malinconico, a volte arrabbiato. È un romanzo sulla parte calante della vita, in cui ormai l’esistenza si tinge solo di bianco o nero.

Olive, che ormai considero un’amica, è una donna che ha tentato di fare del suo meglio; una madre che si interroga sugli errori commessi con il figlio e sullo strano rapporto che hanno instaurato da adulti.

Leggere la sua storia mi ha fatto capire che un genitore non smette davvero mai di preoccuparsi per un figlio, e che lasciar andare ciò che non possiamo controllare, accettando le scelte di un altro essere umano a cui diamo la vita e che amiamo sopra ogni cosa, forse è l’unico modo per non sbagliare troppo.

Alla fine di Olive Kitteridge la mia preoccupazione si è trovata un posticino da qualche parte, tornando a una dimensione gestibile, e facendomi comprendere che, a tutti gli effetti, avevo appena appreso una delle doti del genitore e che mi stavo già preparando, anche se inconsciamente, ad amare e a prendermi cura di una nuova persona.

 

#2 IT

Il secondo dei 24 romanzi da leggere nel 2022 è un omaggio al Re, Stephen King.

I divieti sono una delle attrazioni più forti, soprattutto per una adolescente ribelle.

E così, ormai quasi ventiquattro anni fa, i miei giovani e già miopi occhi, strapazzati dalle letture notturne, avevano puntato un tomo gigantesco, un dorso davvero poderoso per una storia che, ancora non lo sapevo, sarebbe stata ancora più poderosa.

“Non leggerlo”, mi avevano detto. “È un horror, ti spaventerà molto e sei troppo piccola per affrontare certi temi.”

Ora vi chiederete: un horror come romanzo di conforto? Stefania, sei impazzita? “It” non è solo un romanzo horror, ma un vero e proprio romanzo di formazione.

Dopo le prime quaranta pagine, lette nascosta in una nicchia della sala, ho compreso che quella storia mi stava raccontando qualcosa di me.

Stephen King ha fatto parte della mia adolescenza come nessun altro. Spingermi oltre il limite e riconoscere le cause delle mie paure, sono le abilità che ho esercitato con la lettura dei suoi romanzi.

In realtà King insegna a dominarla, la paura, a immergersi in lei così a fondo da non temerla più, quando la si riconosce nel mondo. “It” andrebbe davvero letto da adolescenti una prima volta; e da adulti una seconda.

I motivi sono almeno due: è una prova di costanza, perché sono quasi 1400 pagine e arrivare alla fine ti fa sentire potente; il secondo è che “It” parla della soglia, di quella famosa linea d’ombra che, una volta superata, ci fa perdere contatto con il nostro essere bambini.

Da adolescente l’ho letto per capire di più gli adulti che mi circondavano; da adulta l’ho riletto per non dimenticarmi della me adolescente.

 

#3 Il fu Mattia Pascal

“Il fu Mattia Pascal” è stato il primo libro prestato della mia vita. E prestare un libro è un atto di amore. Ero in una fase dell’esistenza feconda, una fase estatica per la scoperta del numero spropositato di grandi storie possibili da leggere.

Questo romanzo era uno dei titoli che la nostra insegnante di italiano delle medie ci aveva suggerito per le vacanze di Natale. Ero curiosissima, sentivo un’attrazione incredibile per Pirandello.

Un giorno ero a casa della mia migliore amica per fare assieme i compiti, et… voilà! Ecco l’incriminato sopra il comodino della madre, una delle persone a cui sono tuttora più affezionata al mondo.

Vedendo il mio sguardo famelico, mi è stato prestato subito. L’ho letto con ancor più attenzione, girando piano le pagine per paura di sgualcirlo.

È uno dei libri che porto nel cuore e che sempre porterò, un libro che mi ha sussurrato dentro anche quando ero in fase di stesura del mio romanzo.

Passiamo le giornate, a volte anni, a lamentarci dell’andamento della nostra vita, convinti di essere destinati a qualcosa di più, alla meraviglia della grandezza; e di essere intrappolati in una vita mediocre che sembra essere piovuta dal cielo e che non ci assomiglia.

Quindi cosa succede davvero quando, per un errore o un incredibile atto di fortuna, quella stessa vita (o identità) ci viene tolta permettendoci di diventare altro da noi stessi?

La risposta, o meglio, una delle risposte, è contenuta tra le pagine di questa meraviglia, un dono prezioso per imparare il vero senso della parola “responsabilità”.

 

#4 Le regole della casa del sidro

Questo è un romanzo che mi è particolarmente caro e a cui sono davvero affezionata. A quindici anni la mia adolescenza si è interrotta bruscamente, perché la malattia ha bussato alla porta di casa.

A mio padre, una delle due colonne portanti della famiglia, è stato diagnosticato un tumore. Durante il primo intervento, un’attesa snervante di sette ore, ho afferrato “Le regole della casa del sidro” e ho seguito Homer Wells fino al Maine.

È un romanzo straordinario questo, che si legge in sette ore, non una di più, non una di meno. Al termine della prima lettura avevo compreso molto sul rapporto d’amore che lega un figlio a un padre; e avevo capito che il talento trova sempre la strada per esprimersi davvero, anche se a volte prende la via più tortuosa.

Sei mesi dopo la prima lettura, mio padre ha subito un secondo intervento. Il giorno dell’operazione, come in un rito catartico, ho afferrato di nuovo il romanzo. Altre sette ore, un’altra lunga attesa digerita solo grazie ai personaggi di questa storia, che mi hanno impedito di fissare un orologio minuto dopo minuto, secondo dopo secondo.

Da quel giorno, leggo questo romanzo ogni anno, in una data precisa, come un mio personale pellegrinaggio da figlia, per ringraziare la vita di avermi concesso altro prezioso tempo per continuare a conoscere, amare e apprezzare mio padre.

“Buonanotte a voi, Principi del Maine, Re della Nuova Inghilterra!”

 

#5 La regina della casa

Quando la vita inizia a bussare con richieste sempre più pressanti, pesanti e impegnative, in me nasce una sensazione, un’urgenza di leggerezza. Ho passato la mia intera adolescenza, e il periodo della vita universitaria, a leggere di tutto, innamorandomi di generi e penne diverse.

Quando però quella sensazione fagocitante iniziava (e inizia) a premere in un punto preciso dietro la schiena, inizio il periodo detox e vado alla ricerca della regina. Sophie Kinsella, e il genere chick-lit di cui è regina incontrastata, sono la risposta alle giornate buie e sfortunate.

“La regina della casa” esce nel 2006, il mio primo anno di università. Ricordo come se fosse ieri che vagavo come una papera per Pisa, la città che mi avrebbe dato tanto per i successivi dieci anni.

Cartina alla mano cercavo i nomi delle vie dove si nascondevano gli edifici universitari in cui seguire lezioni spesse e rivoluzionarie, che mi aiutavano a comprendere la grandezza del mondo in cui vivevo.

Il romanzo costava troppo per le mie tasche di allora. Lo osservavo esposto nella vetrina di una delle mie librerie preferite, smaniosa. Con 35€ facevo la spesa per una settimana e non mi potevo permettere un cartaceo di 20€ e più.

A gennaio, terminato il primo esame della mia vita, instaurai una mia personalissima tradizione. Per ogni esame brillantemente superato, un romanzo tanto agognato. Dopo tanta fatica, una sferzata di leggerezza.

Oggi voglio regalare proprio quella leggerezza, che non è vuoto disinteresse, ma una boccata d’aria dopo un periodo di grande sforzo e impegno. Questo rappresenta per me un bel romance: la possibilità di rifiatare prima della ripresa.

 

#6 Il Dio del fiume

Se a dieci anni qualcuno mi avesse chiesto “cosa vuoi fare da grande?” avrei senz’altro risposto: “l’archeologa!”. Ammetto che una buona dose di colpa la dovrei dare a Taita, uno scriba egiziano protagonista di una saga d’avventura targata Wilbur Smith.

Wilbur, ovunque tu sia volato, sappi che hai nutrito così tanto i sogni di una bambina avventurosa, da permetterle di imboccare la strada più impervia, ma decisamente anche quella più divertente. A dieci anni volevo fare l’archeologa. Nutrivo una passione sfrenata per i romanzi d’avventura, che mi obbligavano a mettere in moto il cervello e a cercare di risolvere enigmi, omicidi e misteri.

Guardavo affascinata al mondo dell’Antico Egitto e ai geroglifici, simboli che contenevano profezie, liturgie ed eternità. Se a dieci anni mi avessero detto che avrei imparato a tradurli, quei geroglifici, o che gli studi mi avrebbero portata a scavare in Siria, avrei esultato curiosa.

Devo a Wilbur Smith la mia fame di avventura, il desiderio di viaggiare e scoprire mete lontane, l’amore per le culture che non conosco, la voglia di conoscere. Ho fatto l’archeologa per sette anni della mia vita, ed è stato bellissimo. Ho viaggiato, assaggiato, scoperto, amato.

Quello che l’archeologia mi ha lasciato, permettendomi di cambiare del tutto direzione quando mi sono accorta che non mi bastava, è stata la tremenda voglia di comprendere e studiare, non fermarmi mai alla superficie, di scavare per aggiungere ancora un altro tassello. E tutto, ve lo assicuro, è nato in un pomeriggio d’inverno, mentre rannicchiata nella mia poltrona preferita, leggevo per la prima volta “Il Dio del fiume”.

 

#7 Castelli di rabbia

Questo romanzo l’ho letto per la prima volta a vent’anni. Fino a quel momento mi ero concentrata moltissimo sui classici e sulle storie di scrittori e scrittrici stranieri, chissà mai perché.

A vent’anni ho iniziato a guardarmi intorno, ad osservare la mia libreria – un minuscolo scaffale che minacciava di crollare dopo due anni di università – e mi sono resa conto di non leggere abbastanza italiani. “Possibile che non ne esistano di eccellenti?”, mi sono chiesta.

Ho afferrato la borsa e mi sono incamminata verso una libreria dell’usato in una piccola traversa di Corso Italia, diventata presto una delle mie mete preferite. Vagando tra le centinaia di libri, i miei occhi sono stati catturati proprio da “Castelli di rabbia” di Baricco.

Un autore che il mondo ci invidia e che non avevo ancora mai esplorato. Ho comprato la mia copia usata e sono tornata a casa piena di curiosità. “Castelli di rabbia” è stato il mio primo romanzo di Baricco, ma di certo non è stato l’ultimo.

È un romanzo eclettico, che unisce e fonde ricerca lessicale, sperimentazione stilistica e tema universale. “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.”

Ed è proprio questo che fa “Castelli di rabbia”: provoca domande e tenta di dare gli strumenti per trovare le risposte. È un romanzo che aiuta a mettere ordine quando ci si sente sopraffatti, e non so voi, ma a me capita spesso di aver bisogno di ordine per ripartire con maggiore slancio.

Non è un caso che questa storia parli di una locomotiva, del viaggio come metafora della conoscenza, di vita che infligge ferite che possono diventare risorse. Una lettura consolatoria, che mi ha fatto capire che, al di là di tutti i romanzi letti fino a quel momento, avevo ancora molte risorse a cui attingere per cercare di comprendere me stessa.

 

 

#8 Oliva Denaro

La buona notizia che si nasconde dietro una storia meravigliosa, è che comunica in modo diverso con ogni lettore. Ogni romanzo, per quanto identico nella forma e nel contenuto, in realtà vibra di un sottotesto unico e personale, che sembra essere stato progettato proprio per noi.

Il bello dell’essere un lettore accanito e insaziabile, è che non si smette mai di farsi sorprendere. Così, dedico questo nuovo post a un romanzo recentissimo, che ha spalancato le porte del mio mondo interiore, colmandolo di bellezza. “Oliva Denaro” è una storia commovente, ritratto di un’epoca passata che continua a dialogare col presente.

È un romanzo sui limiti imposti, limiti con cui la protagonista inizia a fare i conti fin da piccina. Oliva desidera, vuole di più e sogna di poter essere libera. E non è forse quello a cui deve ambire ogni essere umano? Eppure Oliva è frenata dalla società, dal suo tempo, dalle convenzioni, dalla famiglia. E tutto questo solo perché è nata femmina.

Una storia che indaga il pregiudizio e la consuetudine, e che ci fa comprendere che il mondo attorno a noi cambia, ma a volte non cambia davvero niente. Piccola nota tecnica per gli aspiranti scrittori in ascolto: all’interno trovate l’uso del “ritornello”, una tecnica di scrittura di cui parlo anche in “Lezioni di narrativa”.

 

#9 Il bar sotto il mare

Ho incontrato Stefano Benni in seconda liceo, quando è venuto a presentare un suo romanzo nel nostro istituto. Io, che avevo già bevuto alcune delle sue storie più famose, tutta tremante, avevo portato “Il bar sotto il mare” con me, speranzosa di un autografo.

Non sono stata del tutto fortunata, o meglio… la dedica mi è stata scritta, ma tramite un professore che lo ha avvicinato per me. Io sono rimasta a osservarlo da lontano: il primo scrittore che conoscevo in carne e ossa. Lo studiavo assorta, tentando di scorgere il segreto, la scintilla che animava il suo sguardo.

Per un attimo i suoi occhi si sono posati su di me e, vi assicuro, io quella scintilla l’ho vista, quella che manifesta la moltitudine di idee in continuo fermento. Custodisco ancora con estrema cura la copia cartacea autografata.

“Il bar sotto il mare” è un libro talmente originale da essere difficile da incasellare. È una raccolta di racconti, un pretesto per descrivere numerose istantanee di personaggi eccentrici ed eclettici che popolano questo luogo speciale. È una lettura solo all’apparenza leggera e veloce; in realtà ha un sostrato di sottotesto così impegnativo che solo da adulti si possono cogliere tutte le sfumature dell’ironia di una delle icone della narrativa italiana.

L’ho riletto di recente, e mi sono accorta che ne avevo un ricordo falsato dalla prima lettura fatta da adolescente, quando ancora la sferzante ironia non poteva essere riconoscibile dalle mie giovani esperienze di vita. Una raccolta di racconti che educa alla furbizia, che tenta di sollevare il velo dell’ingenuità in ognuno di noi, svelando la complessità di vizi e virtù insite in ogni personaggio.

 

#10 L’amore ai tempi del colera

“È la vita, più che la morte, a non avere limiti.” Potrei parlarvi di questo romanzo solo attraverso questa citazione.

Invece aggiungerò che “L’amore ai tempi del colera” è la storia d’amore più romantica e concreta che io abbia mai letto. Un giorno, mentre osservavo i dorsi dei romanzi della libreria di casa, mi sono imbattuta in questo libro di Márquez. Da quel momento non sono più riuscita a smettere di leggere le opere di questo autore di cui conosco l’intera produzione.

Florentino Ariza è l’emblema della pazienza, dell’amore gratuito, disinteressato e senza condizioni. Un uomo che attende una vita intera la donna di cui è innamorato: cosa c’è di più profondo e romantico di questo? Il protagonista maschile di questa storia mi ha insegnato che nella vita bisogna imparare a combattere. Ma che è il caso di farlo solo per ciò che ha un vero valore nella nostra esistenza.

In realtà “L’amore ai tempi del colera” è un inno all’amore per noi stessi prima che per gli altri. Perché solo quando ci si conosce davvero a fondo si può agire con ostinazione, e comprendere dove risiede la nostra promessa di felicità. Piccola nota tecnica: per comprendere fino in fondo il genere “realismo magico”, studiare a fondo i romanzi di Márquez. Leggerli più di una volta, se necessario.

 

#11 I pilastri della terra

Siamo giunti all’undicesimo dei 24 romanzi da leggere nel 2022.

Questo romanzo è al terzo posto della mia classifica personale delle storie più belle di sempre. Ho letto “I pilastri della terra” in un’edizione economica che qualcuno della mia famiglia aveva acquistato. Mi ci sono letteralmente rovinata gli occhi, incapace di smettere di seguire le vicende di un mondo narrativo monumentale, nella costante preoccupazione di sapere Aliena e Jack al sicuro.

Questo non è solo un romanzo storico, è diventato un’icona della narrativa mondiale, perché ha gettato nuove basi di un genere che fino a quel momento veniva associato solo alla noia e alla staticità, per lettori che dovevano maneggiare la materia o conoscere la storia alla perfezione per comprendere i fatti narrati.

Ken Follett ha ridato slancio a un’intera categoria, e l’ha fatto all’ombra di una cattedrale in costruzione, anno 1100, nel priorato di Kingsbridge. Una storia così coinvolgente da aver obbligato l’autore a scrivere altri tre romanzi che ruotano attorno allo stesso mondo narrativo e per cui sono molto grata.

“I pilastri della terra” non è solo un meraviglioso affresco di un’epoca, ma un vero e proprio monumento alla pazienza, al mettere una pietra dopo l’altra, sapendo di essere solo un ingranaggio nel grande disegno della vita in cui ognuno di noi è chiamato a lasciare un segno; ma è chiamato soprattutto a costruire qualcosa da lasciare in eredità alle generazioni future.

Viviamo in un mondo in cui vogliamo ottenere tutto subito, e non coltiviamo più la pazienza e la visione dell’immortalità. “I pilastri della terra” è un monito soprattutto per gli uomini e le donne del nuovo millennio, anche se è ambientato nel Medioevo. In questo romanzo troverete le istruzioni per diventare parte dell’eternità e lasciare il vostro segno.

 

 

#12 Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs

Si dovrebbe creare un neologismo per questa straordinaria scrittrice. Qualcosa che dica: “Ti regalo un po’ di Fannie Flagg e della sua straordinaria capacità immaginifica e della leggerezza del suo scrivere” tutto racchiuso in una sola parola.

Da molti conosciuta come la scrittrice di “Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop”, diventato un film iconico dello scorso secolo, la Flagg è una delle autrici che ho conosciuto tardi nella mia vita da lettrice. Un giorno, mentre stavo lavorando come bibliotecaria, ho trovato per caso un suo romanzo, che mi ha letteralmente ammaliata e stregata, pagina dopo pagina.

Subito dopo ho acquistato quasi tutta la sua produzione nella versione BUR, che ha regalato delle copertine splendide a delle storie di grande impatto emotivo. Quando la vita diventa pesante, la risposta è Fannie Flagg.

Quando un lettore attraversa un periodo di stanchezza e non riesce a innamorarsi di un nuovo romanzo, la risposta è Fannie Flagg. Quando il dolore minaccia di traboccare, la risposta è Fannie Flagg. Breve nota tecnica che è anche il segreto di una cifra stilistica unica al mondo: la scrittrice non scrive storie, crea universi.

Ad Elmwood Springs, luogo in cui è ambientata questa storia straordinaria, si dipana una vera e propria commedia. E badate bene! Scrivere una commedia è affare delicatissimo. Se volete imparare a comunicare temi delicati e universali con una scrittura lieve e ironica, leggete Fannie Flagg.

 

#13 Norvegian Wood

Il mio romanzo di formazione preferito continua ad essere – e non me ne vogliano gli amanti del giovane Holden – “Norwegian wood”. Ammetto di non essere una grande esperta di letteratura giapponese, perché leggo pochissimi autori selezionati, ma Murakami è un vero prestigiatore della parola.

Watanabe, il protagonista di questa storia, racconta in un lungo flashback un ricordo di diciotto anni prima, una storia dolorosa e piena di ombre, che porterà il personaggio, e noi con lui, a fare i conti con la presenza ingombrante della morte (e del suo dolce richiamo) nella vita.

Ho conosciuto Murakami per caso dieci anni fa, quando ho acquistato una copia di questo romanzo in un mercatino dell’usato in Piazza dei Cavalieri, uno dei luoghi più suggestivi di Pisa.

Non l’ho apprezzato subito a causa del ritmo lento e della grande malinconia e pesantezza dei temi trattati. L’ho dovuto leggere una seconda e poi una terza volta per apprezzarne la grande intensità.

Il fatto è che io non riuscivo ad accettare il tema del suicidio, qui trattato e discusso in modo magistrale. Ammetto di non essere ancora scesa a patti con questa spinosa questione, motivo per cui romanzi come questo sono fondamentali per me, per continuare a crescere.

La letteratura salva, come sempre. Nel mio caso mi aiuta spesso a piantarla di fare la testarda, quando mi arrocco su posizioni granitiche senza tentare di mettermi nei panni altrui. Se avete voglia di mettervi in discussione, questo romanzo diventa davvero necessario.

 

#14 Dieci piccoli indiani

Ho conosciuto l’inimitabile, inossidabile, eterna Agatha Christie a dodici anni, grazie a questo snello e rivoluzionario romanzo. Ambientato a Niger Island, un’isola inventata dalla penna della scrittrice britannica, il romanzo narra di dieci personaggi diversi che, uno alla volta, trovano la morte in modi e tempi diversi.

Il romanzo è un capolavoro per diversi aspetti. Il primo è che porta alla luce la miseria dell’essere umano grazie a una raffinata caratterizzazione psicologica dei personaggi.

Il secondo è che la Christie con questa storia crea un nuovo modello di trama poi utilizzato in vari retelling cinematografici di successo, come il film “Mindhunters: nella mente del serial killer” del 2004. E lo fa partendo dalle tradizioni, dal folklore, dalle filastrocche.

Dopo questo primo approccio non ho più smesso di leggere Agatha Christie, scrittrice monumentale tra le cui pagine mi rifugio quando sono delusa da un pessimo giallo contemporaneo. Breve nota tecnica: se volete scrivere gialli, e imparare la gestione della suspense, questo è il romanzo che fa per voi.

 

#15 L’allieva

Nel 2011, dopo cinque anni di vita da archeologa, ho iniziato a sentire degli scricchiolii sospetti nella zona del cuore e della pancia. Il mio corpo stava iniziando a mandarmi un messaggio, mi sussurrava delle verità che non volevo ascoltare, che non ero ancora pronta ad ascoltare.

Avevo superato brillantemente l’ennesimo esame, ma la gioia che mi aspettavo di provare era annacquata. Così mi ero incamminata alla Ghibellina, la mia libreria preferita di Pisa. In vetrina svettava la copertina de “L’allieva” il primo romanzo di Alessia Gazzola. Ero in un periodo di grande interesse per i romanzi d’esordio, interesse che coltivo tuttora.

Ho investito il mio bonus esame in Alice Allevi e mai come quella volta l’Universo mi ha dato una risorsa concreta per mettere a fuoco il mio disagio. Alice è una protagonista che desidera e che mette in discussione la strada scelta, trovandola adatta ma non del tutto calzante.

In questo stato d’animo precario, sospeso, ho riconosciuto me stessa, e ho iniziato a sospettare della validità delle mie scelte professionali. L’anno successivo ho conosciuto Alessandro, che ha pronunciato le fatidiche e ormai immortali parole: “Niente ti illumina lo sguardo come i romanzi.”

Il resto è storia.

Alessia Gazzola ha rischiato molto creando un genere nuovo, un ibrido, la commedia sentimentale che si fonde con il giallo.

Alessia Gazzola ha, soprattutto, dato la vita a una protagonista originale che si racconta in tutta la sua imperfezione, che non smette di andare avanti nonostante il vestito che indossi non sia proprio fatto su misura per lei.

Alice Allevi cerca e desidera, e quel vestito, grazie alla sua testardaggine e alla passione, viene modificato e sistemato fino a diventare perfetto per lei. Devo molto a questo romanzo d’esordio. Mi sono sentita una fallita e grazie ad Alice ho capito che era anche una cosa positiva. Alice Allevi mi ha, a tutti gli effetti, educata al fallimento. E nella nostra società c’è un bisogno disperato di fare esperienza positiva di fallimento.

 

#16 Il barone rampante

“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.”

Ho letto per la prima volta “Il barone rampante” come compito per le vacanze estive delle scuole medie. E come tutti i capolavori letti in una fase della vita non ancora matura, non ne ho compreso granché. A ventisei anni, complice la mia rivoluzione personale in atto, l’ho preso in prestito dalla biblioteca per assaporarlo nuovamente.

Il punto è che avrei voluto andare a cena con Italo Calvino, parlargli di me, chiedergli come sia riuscito a creare un personaggio come Cosimo Piovasco di Rondò, così simile a me. Vedete, questo è il punto, come ogni volta. Quando incontriamo una storia pensata per tutti ma che allo stesso tempo sembra essere stata scritta per noi, accade il miracolo: ci sentiamo parte di un tutto, di un sentimento pregno di umanità che ci avvolge e annulla la solitudine.

Cosimo “conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo”. Molti penseranno che questo romanzo sia solo un inno all’Amore: per una donna-bambina, per i libri, per la coerenza, per la terra e la famiglia. Per me incontrare Cosimo è stata una liberazione: un adolescente che si ribella a un volere comune e trova il suo posto nel mondo, vive tra gli alberi e a tutti porta conforto regalando libri, spogliandosi delle preoccupazioni terrene e concentrandosi sulla sua crescita come essere umano e mai tradendo, mai nemmeno da morto, la sua identità più profonda.

Cosimo mi ha ricordato che nella nostra vulnerabilità risiede la vera essenza della nostra anima. Ed è stato quello il momento in cui ho davvero accettato di essere nata per aiutare gli aspiranti romanzieri a manipolare le parole, a scrivere storie, mandare messaggi, gridare al mondo: “ehi tu, anche io mi sono sentito così almeno una volta nella vita. Ti conosco, e facendo ciò, riconosco il tuo posto nel mondo.”

 

#17 La passione di Artemisia

Eccoci al numero diciassette. Sei hai letto fin qui, voglio intanto ringraziarti per il tuo tempo.

Questo è forte come libro. E nella lista dei 24 romanzi da leggere nel 2022 è uno dei miei preferiti.

I romanzi storici che uniscono opere d’arte o romanzano le vite straordinarie di artisti mi esaltano sempre. Adoro i romanzieri che riescono a restituire in tutta lo loro magnificenza delle biografie a tutti gli effetti, intrattenendo e mostrando le difficoltà della vita di artisti che ammiriamo, il processo che li ha portati a diventare immortali.

A Pisa, nella straordinaria sede di Palazzo Blu, c’è un ritratto di Artemisia Gentileschi, una delle prime pittrici donne italiane che il mondo ci invidia. A lei Susan Vreeland ha dedicato questo romanzo, un capolavoro assoluto di stile e forma. La storia personale di Artemisia è piena di luce e ombra, proprio come la sua produzione pittorica.

Far emergere il proprio talento come donne è da sempre missione difficile, in alcuni luoghi del mondo tuttora impossibile. Artemisia ha dovuto sacrificare tanto di sé, e ha dovuto convivere anche con la memoria di uno stupro per il resto della sua vita, stupro perpetrato da chi in quel momento era stato scelto per la sua formazione, un uomo che non ha accettato i numerosi “no” della giovane donna così talentuosa.

Non amo molto la parola “resilienza” ma immagino si possa dire che Artemisia ne sia un esempio lampante e concreto. Una passione bruciante, un talento formidabile da esprimere in un mondo ancora più maschile di quello di oggi, il desiderio di essere libera da vincoli matrimoniali e di vivere della propria arte.

Queste sono solo tre delle battaglie che troverete in questa storia, emblema di forza e talento. La vita di Artemisia Gentileschi fa parte del nostro patrimonio storico artistico, e come tale va assaporata, conosciuta e diffusa, perché la memoria e la forza delle donne del nostro passato possa emergere e diventare forza collettiva da cui attingere per le donne di oggi.

 

#18 Don Chisciotte della Mancia

“Don Chisciotte della Mancia” è stato uno dei primi classici che ho letto, un romanzo a cui sono particolarmente affezionata. Uno dei primi straordinari esempi di narratore inaffidabile è in questo romanzo.

Cide Hamete Benengeli, figura inventata da Cervantes, è lo storico di cui viene ritrovata un’opera da tradurre, e che l’autore si impegna a far conoscere al pubblico. Nell’opera viene raccontata la storia di Alonso Chisciano, in arte Don Chisciotte e del suo scudiero Sancho Panza.

Cervantes crea questo straordinario personaggio, amante dei romanzi cavallereschi, così intriso di passione e desiderio per il mondo epico della cavalleria da entrare in una dimensione parallela e vivere grandi avventure dominate totalmente dal potere della mente.

La lotta contro i mulini a vento, oltre a essere un episodio stupendo dal punto di vista della composizione letteraria, è diventata una delle metafore più usate dai lettori del mondo contemporaneo, mai davvero sorpassata da altre immagini così evocative.

Partendo da un intento di parodia e satira, Cervantes fotografa un periodo storico della Spagna altamente emblematico e il suo romanzo è, a tutti gli effetti, il primo esempio di romanzo moderno della letteratura mondiale.

L’ho letto diverse volte, perché il grado di ironia e raffinatezza di quest’opera è elevatissimo. “Don Chisciotte della Mancia” è anche un monito per tutti i lettori: immergersi nelle storie, così piene di avventure tragedie e grandi riconoscimenti, non deve essere un modo per rifuggire la realtà, altrimenti si finisce per confondere i due piani e si smette di apprezzare ciò che di concreto abbiamo nella nostra vita.

 

#19 La storia infinita

Il giorno del nostro matrimonio io e Alessandro abbiamo deciso di far decorare l’intera sala del ristorante come una narrazione continua; i tavoli sono stati perciò dedicati ad alcuni dei romanzi da me tanto amati. E così avevo dovuto sceglierne una dozzina, pensando agli invitati e al ruolo che avevano nella nostra vita e a quello che avrebbero avuto nel futuro.

Rimaneva scoperto il nostro tavolo, e io non potevo sopportare l’idea di non avere una dedica speciale da fare al nostro matrimonio. Pensa e ripensa, una mattina ho deciso: il nostro tavolo sarebbe stato nominato “La storia infinita”.

Non è solo il più bel romanzo fantasy per ragazzi di tutti i tempi – non me ne voglia Harry Potter, che venero – ma è una straordinaria avventura che mette in comunicazione diretta, in comunicazione attiva, il lettore con il mondo narrativo fantastico della storia che sta leggendo.

Bastian è un bambino di dieci anni orfano di madre. Dopo la morte della genitrice, comunicare con il padre diventa difficile, inizia ad odiare la scuola dove viene bullizzato dai compagni.

L’unico sollievo nelle giornate di Bastian sono i romanzi. Un giorno si imbatte nel romanzo “La storia infinita” in una libreria della sua città, un luogo magico e misterioso, e attratto dall’idea che possa esistere una storia che non finisce mai – e quindi un sollievo infinito al suo dolore – inizia a leggerla e a comprendere di poter manipolare alcune azioni, di poter entrare attivamente nella trama del romanzo.

Quale lettore non vorrebbe perdersi a tal punto nella storia che sta leggendo, da definirne scelte e svolte narrative? “La storia infinita” è una metafora perfetta per mostrare come funziona la mente di un lettore modello quando si immerge nella storia. Perché i romanzi che scriviamo sono nostri solo fino a quando non li consegniamo a un pubblico; quando il romanzo incontra i suoi primi lettori, inizia a migliorare, a essere indagato, compreso e amato; oppure odiato.

Il romanzo donato ai lettori continua a crescere, diventando uno strumento perfetto per colmare vuoti e lenire ferite, un balsamo universale ai conflitti che spesso dobbiamo affrontare nella nostra vita. 

Questo era il libro numero diciannove dei 24 romanzi da leggere nel 2022.

 

#20 Nemesi

Io e Philip Roth ci siamo conosciuti in un momento particolare della mia vita. Un carissimo amico mi aveva regalato “La macchia umana” nel 2008, otto anni dopo la sua prima pubblicazione.

Fino a quel momento non avevo ancora avuto il coraggio di iniziare la sua produzione letteraria, considerandolo un mostro sacro, un autore di difficile approccio. Dopo questa prima storia mi sono letteralmente innamorata di Roth. Ho acquistato “Nemesi” appena uscito, due anni dopo, e al momento trovo che sia il romanzo più riuscito di questo immenso scrittore.

“Nemesi” non è una storia facile da leggere, come tutte le opere di Roth. Bucky Cantor, il protagonista di questa storia è l’anti eroe per eccellenza.

Dopo Pearl Harbor cerca di arruolarsi, venendo scartato per un problema fisico. Mr Cantor quindi resta a casa, tentando di rendersi utile, insegnando e facendo l’animatore dei ragazzini nel campo estivo del suo quartiere.

Siamo a Newark, nell’estate del 1944. La cittadina deve fronteggiare una duplice battaglia: quella dei figli maggiori, partiti per il fronte della Seconda guerra mondiale; quella dei figli minori, rimasti a casa, apparentemente al sicuro, mietuti come mosche da un’epidemia di poliomelite.

Mr Cantor si ritrova di nuovo a essere solo uno spettatore, incapace di impedire che i ragazzini si ammalino e vengano strappati ingiustamente alle loro famiglie. Questo romanzo affronta il sentimento dell’impotenza di fronte alla morte improvvisa e ingiusta, che in questi anni di pandemia tutti abbiamo provato almeno una volta. È un romanzo che indaga anche la rabbia di fronte alla morte che strappa e interrompe la vita all’improvviso.

Un romanzo del genere non smette mai di insegnare qualcosa a chi lo legge. Dopo aver terminato “Nemesi”, ho deciso di non riporlo nello scaffale dei libri letti, ma di tenerlo vicino a me, a disposizione, pronto per una seconda, terza e quarta rilettura. Forse, alla decima, smetterà di svelarmi qualcosa di nuovo.

 

#21 Racconti londinesi

Molti di voi mi scrivono proponendomi di leggere un loro racconto, spesso l’inizio di una nuova produzione letteraria. Molti di voi mi scrivono chiedendo come mai non ci siano abbastanza raccolte di racconti sul mercato.

In realtà raccolte di racconti, e pure straordinarie, sono ben presenti: basta solo scovarle. E io non potevo non parlarvi di questo monumento. Doris Lessing è un Premio Nobel per la Letteratura. E questo potrebbe essere il testo integrale della recensione.

Purtroppo è un’autrice che ho scoperto tardi e mi sto affannando per recuperare tutta la sua prosa. Un lettore senza un’adeguata preparazione potrebbe affrontare questa bellissima raccolta di racconti, e pensare erroneamente di poter essere in grado di scrivere a sua volta un’opera simile in poco tempo.

I grandi capolavori fanno sempre questo effetto, perché sono in grado di toccare le corde del cuore di un lettore senza farlo sentire in soggezione. L’uso della tecnica del dettaglio narrativo, dell’istantanea, dell’incidente rivelatore, sono solo alcune delle chicche narrative di questa raccolta, tutta da studiare e sottolineare.

Vi consiglio di non farvi sfuggire quest’opera (non potevo non metterla nel 24 romanzi da leggere nel 2022) e di dedicare particolare attenzione, tra tutti, al racconto “Passerotti”, in cui la fabula interpretata della storia viene veicolata al lettore attraverso una scena semplicissima. E altro non aggiungo, per non privarvi della bellezza della scoperta.

 

#22 Il petalo cremisi e il bianco

Questo è un romanzo storico impegnativo, di quasi 1000 pagine.

Ambientato a Londra, nel 1875, parla della vita di Sugar, una prostituta di diciannove anni, del suo amante e della moglie del suo amante, in un intreccio continuo e morboso. Ho incontrato questo tomo sempre nella mia libreria dell’usato preferita, a Pisa. L’ho subito acquistato.

All’interno, una dedica per un regalo d’amore, un regalo che chissà come, era finito in una libreria di nuovo in vendita. A volte dimentichiamo che i libri non narrano solo storie, ma sono oggetti in grado di aspirare all’immortalità, sopravvivendo a vite, storie d’amore e nuovi inizi.

Ancora non lo sapevo, ma leggere questo romanzo sarebbe stato importantissimo per me e per la creazione della storia con cui ho vinto IoScrittore. Lo stile di Faber è delizioso: dà vita a un narratore eccentrico, che apostrofa direttamente il lettore, trasportandolo da una parte all’altra di Londra, permettendogli di sbirciare dietro alle finestre, nelle camere da letto, nei segreti più cupi dei personaggi.

La cura e la grande tridimensionalità dei personaggi non fanno altro che supportare una trama che, seppur non originale sulla carta, prende nuova linfa e splendore grazie allo sguardo unico dell’autore.

Trovo che l’incontro con Sugar e il mondo degli ultimi che rappresenta, sia davvero imperdibile.

 

#23 Il club del libro e delle torte di bucce di patata di Guernsey

Nel 2019, quando Enrico era nato da poco e io dovevo ancora prendere le misure della mia nuova dimensione di mamma, mi sono imbattuta nel film tratto da questo splendido, divertente e commovente libro.

E così, nonostante possedessi il romanzo, ho visto prima la trasposizione cinematografica, apprezzandola moltissimo.

Siamo nel 1946, in un’Inghilterra che si sta risollevando con fatica ma orgoglio da un secondo conflitto mondiale davvero devastante. Juliet Ashton è una giovane giornalista, divenuta famosa durante la guerra per aver creato della letteratura satirica adatta per ridere delle bombe e tentare di risollevare il morale alla popolazione stremata.

La grande bellezza di questo romanzo è che è un romanzo epistolare! Juliet intrattiene questa fitta corrispondenza con gli abitanti di Guernsey con l’unico obiettivo di raccogliere delle testimonianze sulla seconda guerra mondiale, e sulle vicissitudini delle Isole del Canale della Manica durante l’occupazione tedesca per un’inchiesta giornalistica.

È un romanzo che voglio consigliare a tutti, un’opera che risolleva il morale e restituisce fiducia nella letteratura. Lo consiglio per quei periodi di noia che a volte assalgono anche i lettori più intrepidi, magari dopo aver affrontato un romanzo di scarso livello, che tende a spegnere l’entusiasmo.

Breve nota tecnica: da studiare per imparare come si crea una struttura epistolare; da studiare con ancor più attenzione per la caratterizzazione del tono di voce di numerosi personaggi attraverso le epistole.

 

#24 Non buttiamoci giù

Ultimo libro dei 24 romanzi da leggere nel 2022. Un vera delizia!

Nel 1997, per i miei dieci anni, una compagna di scuola (molto probabilmente la mamma di una mia compagna di scuola) mi regalò “Alta fedeltà”, un romanzo inadeguato per i miei dieci anni, ma io “ero quella che leggevo tanto, quindi…”
Fu così che conobbi Nick Hornby.

L’errore di un adulto è diventato una risorsa per la mia formazione da lettrice. “Non buttiamoci giù” esce in Italia nel 2005, anno del quarto liceo, e arriva tra le mie mani come regalo di Natale tanto agognato, invadendomi di felicità.

I protagonisti di questa storia sono quattro, quattro tipi completamente diversi per età sesso estrazione sociale e culturale. Eppure, tutti e quattro si trovano sullo stesso tetto di un grattacielo la notte di Capodanno, con la ferma intenzione di suicidarsi.

Se c’è uno scrittore in grado di affrontare temi impegnativi come il desiderio di farla finita, riuscendo ad essere provocatorio, scanzonato e leggero, quello è Nick Hornby. Ho deciso di regalare questo libro come ultima tappa del nostro calendario dell’avvento perché è un’opera scritta da un fuoriclasse, e i fuoriclasse vanno conosciuti.

Non lasciatevi scoraggiare dal tema, perché in realtà questo romanzo porta un messaggio di concreta speranza, applicabile alla vita di tutti noi da subito. Io l’ho adorato perché mi ha fatto capire quanto universali possano essere le emozioni degli esseri umani; e quanto conforto possa portare la condivisione del dolore, il sentirsi compresi nelle proprie difficoltà.

Breve nota tecnica: è scritto alla prima persona, quindi ci sono quattro POV differenti. Da studiare per chi non riesce a sviluppare un adeguato tono di voce nei personaggi.

Questi erano i 24 romanzi da leggere nel 2022, se non li hai mai letti prima. Anche se una rilettura di tanto in tanto non fa mai male.

Ti auguro di raggiungere il successo letterario che meriti,

Stefania