3 consigli per scrivere meglio se sei alle prime armi con la scrittura narrativa

Hai mai pensato di scrivere un romanzo? Immagino di sì. Quello della tua vita, per esempio. Il modo più efficace per approcciarti alla progettazione e alla scrittura di un romanzo è padroneggiare la lingua italiana. Se a scuola ti hanno insegnato che per scrivere meglio bisogna necessariamente scrivere in modo astruso e complicato, la faccenda si complica: è la semplicità la chiave di volta dell’architettura narrativa.

In questo articolo trovi tre consigli per iniziare a scrivere meglio se sei alle prime armi con la scrittura narrativa.

scrivere meglio

Nella narrativa come nella scrittura scientifica la semplicità è alla base della comunicazione. I lettori di romanzi si aspettano di leggere una scrittura precisa, ordinata e semplice. Questo non vuol dire essere banali o poveri di fascino.

Scrivere un romanzo in modo semplice è il modo migliore per essere chiari e comunicare la storia con leggerezza. Non dimenticare mai che i romanzi sono prodotti d’intrattenimento e non devono annoiare. Aver progettato prima della scrittura una trama complessa, non significa per forza doverla scrivere in modo complicato.


Evita le perifrasi

Spesso nei romanzi che leggo, quelli per cui compilo una Scheda di Valutazione Tecnica, mi rendo conto che è molto comune l’uso di giri di parole per esprimere un concetto.

Una volta, all’università, un professore mi disse che per spiegare le opere d’arte non era possibile descrivere la raffigurazione della Madonna come “signora vestita con abiti sontuosi, piuttosto giovane e con in braccio un neonato”. A prescindere dal fatto che tu creda oppure no, quando parli a un pubblico non puoi che chiamarla con il suo nome: Madonna.

Le perifrasi, i giri di parole, non aiutano a scrivere in modo semplice, anzi a volte servono solo a confondere il lettore. Un lettore confuso abbandona il romanzo.

Ecco un esempio per capire in modo pratico come scrivere meglio ed evitare le perifrasi quando componi il tuo romanzo:

“Dario non si spiegava come fosse potuta accadere una cosa simile e non sapeva proprio come doveva fare per reagire a quell’offesa che gli avevano arrecato. Era senza forze, senza energia, con la testa vuota.”

Questa frase è un inutile giro di parole. Esiste un unico concetto per esprimere i sentimenti di Dario.

Impotenza: Assenza delle facoltà, della forza fisica e morale necessarie a fare qualcosa.

Per spiegare il sentimento che provava Dario in modo semplice ed efficace è meglio scrivere:

“Dario si sentiva impotente di fronte alla situazione.”

Parecchi autori famosi fanno lunghi giri di parole per descrivere oggetti o situazioni: molti lo fanno per ritardare il momento della scena clou del romanzo, altri per sospendere la suspense, altri ancora per lasciare il posto a una sequenza descrittiva.

Ma ricorda che, se sei alle prime armi, i giri di parole sono da evitare, perché devi arrivare a padroneggiarli con l’esercizio e l’esperienza, prima di trasformarli in risorse al servizio del ritmo narrativo.


Scrivi frasi brevi

Un altro consiglio che voglio darti per iniziare a scrivere meglio è di usare frasi brevi.

Per scrivere frasi lunghe e complesse avrai tempo. Se vuoi scrivere un romanzo ma sei alle prime armi meglio partire dalla semplicità, da frasi brevi e chiare.

Perché come diceva Umberto Eco: Non siete Proust. Non fate periodi lunghi.

Per dirla in modo più tecnico: evitate l’uso di una sintassi complessa con stuoli di subordinate, fiumi di avverbi e pronomi relativi.

Ad esempio, gli avverbi sono da sempre il nemico della scrittura narrativa.

Chi inizia a scrivere un romanzo e aspira a diventare un abile romanziere ne abusa senza accorgersene. Scrivere meglio, all’inizio, vuol dire anche togliere, eliminare, ridurre. 

Poco tempo fa uno scrittore mi aveva mandato un racconto da valutare. In poche pagine di lettura mi resi conto dell’abbondanza degli avverbi. Oltre a influire sul ritmo della scrittura, impediscono di mostrare la scena, limitandosi a raccontarla. Quando lo feci notare allo scrittore nella valutazione, lui mi rispose ringraziandomi: dopo la mia segnalazione aveva cercato attraverso lo strumento di Word “Trova”, tutte le parole che finivano in -mente, trovandone un numero spropositato in quelle poche cartelle (più di 100).

Di seguito un esempio per liberarsi dagli avverbi:

“Sergio uscì rapidamente.”

L’uscita rapida di Sergio si comprende in modo chiaro da una frase scritta così. Però se devi sottolineare con forza che Sergio esce arrabbiato, devi scegliere di eliminare l’avverbio, la via comoda per raccontare una scena, e concentrarti sui gesti compiuti dal personaggio.

“Sergio strinse i pugni fino a che le nocche sbiancarono. Iniziò a camminare avanti e indietro per tutta la stanza, come un leone in gabbia. Raggiunse la porta, si aggrappò alla maniglia come ad un’ancora di salvezza, e uscì producendo un boato che echeggiò in tutta la casa.”

Attenzione: nei romanzi deve coesistere in maniera equilibrata la parte raccontata e la parte mostrata. Di solito i sentimenti, gli stati d’animo, le reazioni sono più efficaci se mostrati attraverso i gesti compiuti da un personaggio. La parte raccontata va scelta per le sequenze descrittive, ad esempio, e nelle parti non mostrate, per integrarle al meglio nella narrazione.

Se riprendiamo l’esempio di prima:

“Dario non si spiegava come fosse potuta accadere una cosa simile e non sapeva proprio come doveva fare per reagire a quell’offesa che gli avevano arrecato. Era senza forze, senza energia, con la testa vuota.”
Questo è un pezzo che parla di uno stato d’animo senza raccontarlo e, oltre a non mostrare, è pure un giro di parole inutile.

“Dario si sentiva impotente di fronte alla situazione.”
Anche qui racconto uno stato d’animo, ma in modo breve. A questa frase posso sempre agganciarne un’altra in cui mostro gli effetti visivi dell’impotenza di Dario: “Dario si sentiva impotente di fronte alla situazione. Seduto su un gradino di quella chiesa abbandonata, con la testa piegata all’indietro, gli occhi socchiusi e la bocca che si muoveva senza sosta, formulava frasi spezzate, prive di senso, sputate fuori in un anelito di fiato.”


Scegli parole appropriate

Preferisco spiegarti questo punto con un esempio che calza a pennello.

Marcello Simoni è molto abile nell’inserire termini tecnici all’interno della sua scrittura narrativa. L’insieme risulta facile da leggere, perché i tecnicismi non appesantiscono mai la narrazione.

Se ti è capitato di leggere la sua trilogia, quella sulle avventure del mercante Ignazio da Toledo, ti sarai sicuramente accorto che l’ambientazione medievale è ricostruita in modo semplice ma molto accurata.

L’autore ha scelto parole precise per mostrare cose, luoghi e persone. Marcello Simoni, durante la fase della ricerca, dello studio e della progettazione della trilogia che l’ha reso famoso, ha interiorizzato il lessico medievale specifico. In questo modo è riuscito a far rivivere attraverso il potere delle parole, ad un lettore ignorante dell’argomento, un mondo ormai scomparso.

Per iniziare subito a scrivere meglio e farti capire dal tuo pubblico devi scegliere con cura le parole da usare.

Mentre scrivi, per aiutarti a trovare la parola giusta da inserire al posto giusto, devi abituarti a usare il dizionario. Se sei abituato a scrivere in digitale e vuoi risparmiare tempo e sforzi ti consiglio di dare un’occhiata a questo archivio, all’interno trovi i migliori dizionari digitali e tutti gli altri strumenti utili per la scrittura narrativa.

Come spiega l’autore Massimo Birattari, “scrivere con semplicità è un mezzo per scrivere bene e per chiarire a noi stessi e a chi legge cosa vogliamo dire.”


Se vuoi iniziare a scrivere meglio e desideri capire come si scrive un romanzo, ti suggerisco di dare un’occhiata al corso online Progettazione su Misura. Il corso pensato per chi crede nella propria creatività e vuole iniziare a indirizzarla verso la giusta direzione.

Il primo passo per superare gli ostacoli è imparare a riconoscerli.

Ti auguro di raggiungere il successo letterario che meriti,

Stefania