Encanto: 5 consigli tecnici di progettazione narrativa presi in prestito dal cartone

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Encanto, il film di animazione della Disney, è un capolavoro, diciamolo. E non soltanto per l’atmosfera e le canzoni, ma anche per come è stata progettata la storia. Come certo saprai se mi segui da tempo, nel blog cerco sempre di destrutturare le storie per fornirti quei consigli pratici che possono aiutarti a fare il salto di qualità, riuscendo a progettare e a scrivere un romanzo degno di nota. In questo articolo ti indicherò quali sono a mio parere quei meccanismi narrativi che hanno reso Encanto uno dei cartoni più belli di tutti i tempi. Naturalmente, se non l’hai ancora visto, è giunto il momento di farlo.

Encanto

La prima visione di un cartone Disney ha per me sempre un elevato potenziale emotivo, e infatti mi sono ritrovata a piagnucolare in vari momenti, del tutto partecipe delle difficoltà che la protagonista, Mirabel, affronta.

Se è la prima volta che capiti nel mio blog, mi presento un momento. Mi chiamo Stefania Crepaldi, sono la fondatrice dell’agenzia editoriale Editor Romanzi, dove lavoro come editor di romanzi e consulente editoriale. Ho scritto il libro Lezioni di narrativa (Dino Audino Editore) e ho vinto l’edizione 2020 del Torneo letterario IoScrittore. Negli anni ho lavorato con tantissimi autori, molti dei quali pubblicano con le più importanti case editrici italiane o hanno raggiunto importanti traguardi (in Italia e negli USA). Trovi le referenze degli scrittori e delle scrittrici con cui ho collaborato sparse in questo sito web.

Ora torniamo a Encanto, dicevamo.

Nonostante la difficoltà di concentrazione e di lucidità per il grande coinvolgimento emotivo della prima visione, la mia anima di editor di romanzi ha comunque preso qualche appunto tecnico da condividere con voi, perché reputo necessario imparare l’arte della progettazione narrativa imparando anche dalle storie solo in apparenza più semplici come questa, pensate per un pubblico di giovani e giovanissimi, ma anche e soprattutto per gli adulti amanti dell’animazione.

È stata necessaria però una seconda visione per mettere a punto in modo definitivo i cinque punti che seguono, cinque riflessioni sul cartone ma in generale sul genere di riferimento di questo nuovo capolavoro Disney, il numero sessanta, che ha vinto diversi anche premi.

Iniziamo la nostra riflessione tecnica partendo dal particolare e allargando sempre di più la visuale.

 

#1 La protagonista imperfetta

Ad animare questa nuova produzione troviamo Mirabel, una quindicenne, membro di una famiglia, i Madrigal, che hanno ottenuto talenti e poteri magici anni prima, poteri e talenti che si tramandano e si mostrano alla famiglia e all’intero villaggio dell’encanto in cui la famiglia vive, all’età di cinque anni, in un vero e proprio rito di passaggio, nonché (nemmeno a dirlo) varco di una soglia (fisica e mentale).

All’inizio del film, un breve flashback ci mostra il momento della cerimonia di assegnazione del talento di Mirabel, opportunamente interrotto per fare un salto temporale in avanti e proiettarci nella sua realtà presente, quella di quindicenne che vive in una famiglia di persone incredibili e speciali.

La curiosità di scoprire quale talento avrà ereditato la giovane è ben supportato dalla carrellata dei talenti di tutti gli altri membri della famiglia, davvero impressionante. E nel momento di maggiore pathos, ecco la rivelazione: Mirabel, come ogni eroina che si rispetti, è diversa dalla sua famiglia, è imperfetta, e come tale sente il peso della responsabilità di non essere abbastanza per il villaggio e per tutto il genos Madrigal.

Ancora una volta, quindi, quello che davvero funziona nella caratterizzazione di una giovane protagonista in piena formazione è l’imperfezione che scaturisce dal confronto e lo scontro inevitabile tra le aspettative del mondo e la realtà.

 

#2 Il messaggio

Il senso di questo articolo non è spoilerare una storia bellissima e commovente, a cui vale la pena dedicare del tempo, ma isolare cinque elementi universali che tornano e ritornano nelle storie che funzionano, e che sono così ben celati da una sapiente sceneggiatura, da non essere subito messi a fuoco.

Il secondo punto che voglio sottolineare è l’importanza dei messaggi di questa storia, che sono tanti e riverberano a vari livelli. Il conflitto della protagonista, la sua ferita, il suo difetto se vogliamo, si trasformano in valore alla fine della storia.

La sua caratterizzazione non è stata frutto di improvvisazione, ma di acuta progettazione. Il non sentirsi all’altezza delle aspettative (chi di noi non l’ha provato almeno una volta?) accende il faro sul valore universale della storia, acuendo e risvegliando l’empatia del fruitore della storia.

Allo stesso tempo solleva il grande dubbio universale: ma chi davvero si sente del tutto al sicuro e non soffre per le aspettative disattese?

Gli altri membri della famiglia Madrigal, in possesso di grandi talenti, sono davvero lieti e leggeri o vivono la stessa costrizione seppur declinata in modo diverso?

Chi è davvero al sicuro da insicurezze e confronti impietosi, in questo nostro mondo complesso?

Chi è davvero felice della sua condizione ventiquattro ore al giorno per 365 giorni all’anno?

E quali sono le soluzioni per non soccombere a un simile peso esistenziale?

Ecco, ancora una volta un poderoso e meraviglioso tema universale che si declina in una piccola storia, in un piccolo contesto, in una piccola protagonista, rendendo il potere dell’empatia una risorsa incredibile di crescita per il fruitore della pellicola e sottolineando come una storia priva di comunicazione narrativa, temi e messaggi, è una storia davvero destinata a rimanere solo in superficie.

 

#3 Il viaggio dell’eroe

Dell’importanza di studiare e introiettare la struttura universale de Il viaggio dell’eroe di Vogler si sa.

Eppure, molti aspiranti romanzieri non hanno ancora davvero compreso fino in fondo quanto sia davvero necessario comprendere i meccanismi psicologici di crescita e sviluppo sussunti dallo sceneggiatore e sempre, sempre, utilizzati con grande successo nei film di animazione Disney, senza togliere nulla all’originalità della narrazione.

In questo caso abbiamo una struttura leggermente diversa, ma una struttura che prende comunque il via dal modello di Vogler.

Mirabel è stata sviluppata, nelle prove che affronta fino al necessario lieto fine, con le dodici tappe del viaggio dell’eroe, niente di più e niente di meno.

Nulla di complesso, una progettazione di un personaggio colmo di conflitti e di ostacoli, affrontati secondo una strategia narrativa conosciuta e nota, ma personalizzata sulla base della nostra giovane quindicenne.

Questo mi fa sostenere, ancora una volta, che la tecnica va conosciuta. La teoria va imparata, digerita, plasmata e messa al servizio di talento e creatività.

 

#4 La saga familiare

Accanto allo sviluppo canonico di Mirabel attraverso la struttura di Vogler de Il viaggio dell’eroe troviamo la struttura della saga familiare.

Possiamo affermare senza il rischio di esagerare che la saga familiare si sia imposta come uno dei generi più di moda negli ultimi anni, dopo il boom Elena Ferrante e Stefania Auci.

Ma cos’ha di peculiare la saga familiare?

Sostanzialmente è la fusione di due grandi elementi narrativi.

Il primo è lo sviluppo del protagonista (o dei protagonisti) secondo lo sviluppo del suo arco di trasformazione attraverso il viaggio dell’eroe o tramite un’altra delle strutture universali conosciute e studiate come meccanismi narrativi.

Il secondo è calare quello stesso protagonista (o protagonisti) in un mondo narrativo che lo accoglie e lo respinge allo stesso tempo, acuendo le sue ferite, lenendone altre, ampliando i suoi conflitti al punto tale dal farli diventare affare di Stato, di società.

Il mondo narrativo che viene progettato e definito con cura proprio come se fosse un personaggio a sua volta, sia chiaro.

Così come Batman non sarebbe stato un eroe pieno di chiaro scuri in una Gotham priva di antagonisti, cosi Mirabel non si sarebbe mai distinta nel suo personale Encanto se non fosse portatrice di una ferita che non toglie solo a lui un senso di completezza e di appartenenza, ma sottrae anche al villaggio in cui vive, e alla famiglia di cui è membro, qualcosa.

Ecco quello che fa la saga familiare: spiega come mai un essere umano inserito in un contesto più ampio (famiglia, società) evolve in una direzione piuttosto che in un’altra, e in che modo quello stesso contesto aiuta o ostacola quello stesso percorso di cambiamento.

 

#5 I conflitti necessari

Anche se di conflitti abbiamo parlato fino ad ora, torno a farlo in questo ultimo punto per sottolineare l’importanza di uno sviluppo di conflitti del personaggio che diventa emanazione dei conflitti del mondo narrativo in cui è calato e vive la sua avventura.

Il mondo narrativo dell’Encanto è quello di un villaggio perfetto, protetto dalla guerra e dal pericolo in un momento storico preciso della Colombia, in cui incendi e razzie erano all’ordine del giorno. A vegliare su questo Eden in terra, la famiglia Madrigal con i suoi innumerevoli talenti e poteri.

L’assenza di poteri e talenti potrebbe dunque mettere in crisi l’intero ecosistema Encanto, divenendo un problema non solo per il singolo, ma per una collettività intera che dipende, almeno sulla carta, da questa famiglia speciale che veglia sull’intera comunità.

Ecco dunque una progettazione narrativa a strati – sovramondo, sottomondo e mondo interno – che non si limita a progettare un protagonista di una certa originalità e spessore, ma lo progetta fin dal principio per essere calato in una realtà familiare e di società che amplifica e amplia il viaggio di crescita e gli ostacoli da superare per diventare una persona diversa, una persona migliore per sé e di maggior valore anche per la collettività in cui è inserita.

La grande rivoluzione della saga familiare è quindi questo intrecciarsi, questa fusione di individuo e mondo che tanto ci piace perché porta a delle rivoluzioni che sì, sono personali, ma che riflettono anche l’andamento di una generazione, di un’epoca, del mondo intero; e ne permettono l’evoluzione (o l’involuzione) grazie alle condizioni di difficoltà e di stress in cui viene scaraventato il singolo individuo.

Ed è questo che ci insegna, ancora una volta, un film d’animazione come Encanto: a ricordarci che nonostante tutto, nonostante la nostra vita personale, ogni nostra azione si riflette su un contesto più ampio, migliorando o impoverendo le persone che entrano in contatto con noi.

E che siamo chiamati, sempre, a fare del nostro meglio per mostrare la nostra incredibile umanità, luci e ombre comprese, attraverso le storie e la comunicazione narrativa che diventa potere universale di condivisione.

Con questo siamo giunti al termine di questo articolo incentrato sul cartone Encanto. Spero ti sia stato d’aiuto per riflettere sul tuo romanzo e su come migliorarlo oggi stesso.

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Ti auguro di raggiungere il successo letterario che meriti,

Stefania